Gennaio 23, 2019

San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis

A una ventina di chilometri da Foggia, al confine con Monte Sant'Angelo e San Marco in Lamis, sorge il comune di San Giovanni Rotondo, luogo di preghiera noto in tutto il mondo per la chiesa di Santa Maria delle Grazie e l'annesso convento cinquecentesco, che ospitava, fino al 2010, le spoglie di Padre Pio da Pietralcina. 

La costruzione dei due edifici antichi, venne iniziata nel 1538 per volere del popolo foggiano, ed è qui che dimorò, fino al giorno della sua morte, Padre Pio. Oggi, il complesso include anche una chiesa più nuova, denominata Chiesa Grande, realizzata a partire dal 1956; la parete dietro l'altare è stata arricchita da un imperioso mosaico, che vede la Vergine con Bambino insieme a Padre Pio e un angelo.

Sotto le intendenze dell'arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, si trova anche il secondo santuario dedicato al frate cappuccino, noto semplicemente come: Chiesa di Padre Pio. L'edificio venne consacrato il 1° luglio del 2004 e fatto realizzare dall'Ordine su progetto dell'archistar Renzo Piano.  L'edificio è stato eretto grazie alle numerose offerte dei pellegrini, ed è uno dei luoghi di culto più grandi d'Italia. La caratteristica più interessante della struttura è data proprio dal materiale utilizzato per realizzarla, la cosiddetta Pietra di Apricena: una formazione calcarea locale particolarmente resistente, che viene estratta nei pressi delle pendici del Gargano.

La chiesa è stata organizzata secondo tre livelli, su cui si distribuiscono una serie di ambienti atti ad ospitare ben 7.000 persone. La parte esterna è costituita da un ampio sagrato in lieve pendenza, e da un boschetto realizzato secondo principi di eco-compatibilità. Ad accogliere i fedeli: il campanile orizzontale, la monumentale croce in pietra alta 40 metri, dono della Regione, e otto aquilotti in pietra dello scultore Mario Rossello; da qui si arriva immediatamente alla chiesa superiore, divisa in sala liturgica, cappella dell'eucaristia e sagrestia.

L'area si apre con 22 archi, in gran parte realizzati in Pietra di Apricena, che indirizzano verso l'area di culto vera e propria, illuminata naturalmente secondo il progetto di Arnaldo Pomodoro, per conferire maggior sacralità al luogo. Di particolare pregio è il tabernacolo di Floriano Bodini posto presso la cappella dell'eucarestia: la struttura è stata infatti ricavata da un unico masso di pietra lavica dell'Etna.


Presso la chiesa inferiore, si trova la cripta, dove dal 19 aprile 2010 riposano le spoglie di Padre Pio; qui si trovano anche tre sale conferenze e delle sale d'accoglienza per i fedeli. Nonostante l'edificio sia piuttosto moderno, le decorazioni che lo caratterizzano sono di pregevole bellezza; oltre alla imponente croce esterna progettata da Renzo Piano, sono da segnalare: l'altare maggiore della chiesa superiore, opera di Arnaldo Pomodoro, l'enorme vetrata avveniristica in tessuto ignifugo Trevira, lo stesso utilizzato nelle missioni spaziali, e il portone d'ingresso: opera bronzea di Mimmo Paladino.

Convento di San Matteo

Il Convento di San Matteo Apostolo, conosciuto anche come San Giovanni In Lamis, è collocato alle pendici del monte Celano, nell'area del Parco Nazionale del Gargano. Leggenda vuole che anche questo cenobio sia stato edificato dai Longobardi; del santuario si hanno infatti testimonianze di fedeli Cristiani che utilizzavano la chiesa e l'annesso ospizio, come tappa di pellegrinaggio lungo la Via Francigena per Gerusalemme.


Il monastero fu uno dei primi edifici religiosi della Capitanata, area in cui oggi sorge la provincia di Foggia; fu infatti grazie alla presenza del cenobio che un gruppo di pastori fondò più a valle, il comune di San Marco in Lamis. Nel Medioevo, il convento passò nelle mani dei monaci Benedettini; furono però i frati Minori Osservanti a riportarlo ad antico splendore, due secoli più tardi.

In questo periodo, il monastero fu interessato da un flusso importante di pellegrini: la cattedrale di Salerno, dedicata a San Matteo, fece infatti dono al monastero di una reliquia; il dente molare dell'evangelista è conservato qui ancora oggi, in un'urna d'argento risalente al Seicento.

Delle origini benedettine dell'edificio, è rimasto il chiostro rettangolare, mentre il porticato è stato eretto nel Cinquecento. Del Cinquecento è anche la statua in legno d'olivo di San Matteo, che si trova presso l'altare: essa venne ricavata da un frate sulla base di una precedente statua di un Cristo. Alle pareti si trovano i resti di alcuni affreschi: tra questi anche un'immagine di San Giovanni Battista, risalente all'anno 1.000. Punta di diamante del convento, è il moderno organo; la cassa, realizzata in svariati legni pregiati, è un vero gioiello tecnologico, strumento principe dei numerosi concerti di cui è sede il santua

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