Dicembre 16, 2018

Il Santuario di San Michele Arcangelo: storia dell'apparizione

Risalendo il promontorio dalla piana di Foggia, il massiccio del Gargano troneggia maestoso sulla grande pianura del Tavoliere: sembra sospeso nell’aria, tra terra e cielo.

Di fronte a tanta grandiosità, un senso di mistero invade chi lo ammira da lontano. La cosiddetta “Montagna del Sole”, per la sua morfologia selvaggia e incontaminata, ricca di grotte e anfratti, quasi separata dal mondo, doveva apparire allo stesso modo tanti secoli fa ai pastori che portavano a pascolare i loro greggi proprio in queste zone. Uno di loro si ritrovò coinvolto in qualcosa di più grande. Una storia che avrebbe portato questa terra a diventare una porta spalancata verso il cielo.

La storia delle apparizioni

Secondo la tradizione cristiana, alla fine del V secolo d.C., un pastore di nome Gargano perse un toro del suo gregge e, disperato, cominciò a girovagare per il promontorio in cerca delle sue tracce. Lo ritrovò, dopo una lunga ricerca, all’ingresso di una caverna sulla sommità della montagna. Contrariato, gli scagliò contro una freccia che prodigiosamente tornò indietro ferendolo. L’episodio venne riferito al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, che, ritenendolo un evento straordinario, indisse tre giorni di digiuno e preghiera.

Il terzo giorno l’Arcangelo Michele gli apparve in sogno rivelandogli di essere l’autore del miracolo. Altre due volte Michele apparve al vescovo: una prima volta per profetizzargli la vittoria dei Sipontini sui Bizantini e una seconda per comunicargli di aver consacrato personalmente la grotta garganica. Quando i Sipontini, insieme al vescovo, entrarono nella grotta, videro la pietra con l’impronta del piede del santo, piccola come quella un di fanciullo, e un piccolo altare ricoperto di un manto rosso.

Il vescovo, come ringraziamento a San Michele per aver scelto il Gargano come luogo di manifestazione e per lo scampato pericolo, fece costruire un santuario, che in poco tempo divenne una delle mete privilegiate del pellegrinaggio cristiano verso le Terra Santa. Saranno poi i Longobardi, a rendere Monte Sant’Angelo una vera e propria capitale meridionale della cristianità.

Il Santuario e la devozione popolare
Terribilis est locus iste et janua coeli (“Questo luogo incute rispetto ed è la porta del cielo”). È questa la scritta in caratteri latini che accoglie i pellegrini sulla porta d’accesso al santuario, messaggio che secondo la tradizione venne dettato dallo stesso Michele. L’accesso avviene attraverso una scala, che dall’alto porta alla grotta, con un percorso in discesa. 


All’ingresso della sacra spelonca si trovano le porte di bronzo, sulle quali sono raffigurate le apparizioni dell’Angelo a vari personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento, oltre alle apparizioni del V secolo.

Nel fondo della grotta, in una teca di vetro è collocata la statua dell’Arcangelo Michele, di fattura cinquecentesca in marmo bianco di Carrara, commissionata da Ferdinando il Cattolico e attribuita per la sua bellezza a Donatello o a Michelangelo. 

santuario san michele
L’arcangelo presenta un volto di fanciullo, senza tempo e senza età, brandisce una spada d’oro con l’elsa tempestata di pietre preziose, ha ali dorate e reca al braccio sinistro lo scudo su cui è inciso Quis ut Deus? (Chi come Dio?), il grido di guerra di Michele contro Lucifero, che aveva osato sfidato presumendo di essere come Lui, schiacciato sotto il suo piede e avvinto da una catena. Scabra, ruvida, umida e buia, scavata nel vivo sasso della montagna, la grotta di San Michele ha sempre avuto un fascino arcano. Di origine carsica, nella sua parte più interna ha conservato la morfologia disegnata dalla natura, mentre nella parte più esterna l’architettura angioina ne ha in parte stravolto l’assetto naturale.

La visita al Santuario costituisce sempre e comunque un’esperienza intensa: la singolarità e l’unicità dell’ambiente, l’accumulo di 1500 anni di storia, la fede dei pellegrini, che in questo lungo arco di tempo non hanno mai smesso di salire in penitenza con partecipata devozione e fede alla grotta dell’Arcangelo, hanno lasciato innumerevoli testimonianze del loro passaggio: mani, piedi, date, nomi, simboli sono incisi sulla pietra in ogni angolo del santuario.

Questo sacro luogo è tanto particolare da essere stato successivamente riprodotto nella lontana Francia settentrionale a Mont-Saint-Michel e nella Sacrà di San Michele in Val di Susa nelle Alpi.

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