Dicembre 16, 2018

I grandi vini rossi del Salento

Nel 2013 la Puglia è stata inserita tra le dieci "top wine destination nel mondo". E a ben dire, visto che la cultura enologica autoctona, è letteralmente rinata negli ultimi trent'anni, con la riscoperta di vitigni solitamente utilizzati per tagliare vini di alta caratura.

Grazie a un intenso lavoro di valorizzazione del territorio e delle sue ricchezze, dagli anni '80 a oggi, vitigni come il Negroamaro, o Negramaro, e il Primitivo sono riusciti a diventare etichette omonime di vini in purezza degni di nota. Il turista appassionato di enogastronomia che arriva in Puglia, può affidarsi alla competenza e ai suggerimenti, del Movimento Turismo del Vino Puglia, ente privato che rilascia un certificato di qualità solo alle cantine che rispettano rigorosamente gli standard del disciplinare.

Il movimento è nato per tutelare proprio la genuinità dei vitigni autoctoni, e non solo, oltre a garantire un'accoglienza turistica legata al vino capace di valorizzare al massimo il lavoro dei produttori locali. Manduria, la porta settentrionale del Salento, è la zona di produzione dell'omonimo Primitivo. Il Primitivo di Manduria ha il riconoscimento DOC dal 1974, sebbene sia prodotto anche nei territori di Lecce e Bari. Si tratta di un rosso in purezza, dai sentori speziati e di un intenso colore rosso rubino.

È prodotto in quattro versioni: da pasto, dolce naturale, e invecchiato due anni nella variante liquorosa dolce naturale e secca. Il nome di questo vitigno autoctono è dovuto al fatto che le uve tendono a maturare prima delle altre, godendo degli influssi del vento che arriva dallo Jonio. La varietà, probabilmente di origine balcanica, fu isolata nel XVIII secolo a Gioia del Colle e oggi dà vita a una delle migliori eccellenze enologiche italiane, salvaguardata dal Consorzio di tutela Primitivo di Manduria DOC.

In Puglia, l'enoturista non deve mancare di assaggiare anche un ottimo bicchiere di Negroamaro. È conosciuto con tanti nomi diversi, ma il vero Negroamaro si produce in ventisei comuni nelle provincie di Lecce e Brindisi. Due hanno il riconoscimento DOC: Squinzano e Salice Salentino. Le uve, del vitigno omonimo, hanno una maturazione tardiva e dai loro frutti si produce un vino corposo, dal tipico gusto amarognolo, che si sposa perfettamente con le ricette tipiche della tradizione pugliese, come lo spezzatino di cavallo e le frattaglie.

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